DUE O TRE COSE CHE HO DA DIRE (O CHE SO DIRE) SU C.S. LEWIS

1. Premetto che non sono un “lewisologo” né un “lewisofilo” (alcune sue conclusioni non mi trovano d'accordo).

So però che, nel mondo anglosassone, in particolare in ambito evangelico, la sua figura ha avuto una notevole influenza.

Penso che questa sua influenza sia dovuta a due motivi principali:

•  La chiarezza e la semplicità: buona parte degli scritti di Lewis sono facili da leggere e abbastanza immediati nella comprensione, nonostante affrontino argomenti che possono essere visti come difficili. Dal punto di vista del credente, Lewis è stato un buon divulgatore.

•  L'ordinata razionalità e l'incontro/scontro con la modernità

Gli argomenti portati avanti da Lewis sono sempre razionali, usano sempre la ragione per farla prevalere.

Egli, inoltre, tiene conto dello scontro con la modernità. Nonostante sia stato uno studioso di cultura medievale, egli era intriso della cultura del suo tempo ed alcune delle tematiche affrontate rimangono importanti.

 

2. Che ricezione ha avuto Lewis in Italia?

Potremo dire per usare quasi uno slogan: “Cattolici entusiasti, evangelici tiepidi”.

Come si sa, a parte GBU, nessuna casa editrice evangelica ha mai tradotto opere di Lewis e la maggioranza dei suoi scritti sono stati editi da una casa editrice cattolica di tendenze conservatrici, la Jaca Book.

Perché i Cattolici sono entusiasti di Lewis?

Egli ha un chiaro concetto della Verità e, pertanto, soprattutto negli ambienti conservatori, viene valutato positivamente.

Inoltre, essendo uno studioso del Medio Evo, può aver dato l'impressione di aderire a buona parte del Credo Cattolico.

Perché gli Evangelici tiepidi?

Intanto il mondo protestante storico dagli anni Cinquanta ad oggi è stato più filotedesco che filoanglosassone.

Poi le critiche mossegli sono state essenzialmente due:

•  Troppo evidenzialista per alcuni: Lewis lascia poco spazio all'irrazionalità e non tiene conto quasi per nulla dell'ambito esistenzialistico del pensiero continentale.

•  Troppo semplicistico per altri. Alcune sue conclusioni si pensa siano banali

Penso che proprio l'equilibrio tra queste due critiche sia giusto. Lewis è razionale e semplice. Questi possono essere due pregi o due difetti se letti in un certa maniera.

 

3. Vale la pena leggere il libro di Downing?

La risposta è sì e no.

No, se si vuole una biografia accurata ed una guida alla lettura delle sue opere. Per fare questo vale la pena leggere i suoi scritti autobiografici o altre biografie più classiche.

Sì, e tratta di prendere Lewis come esempio di “conversione” e per comprendere meglio l'ambiente culturale in cui ha vissuto.

 

Valerio Bernardi

 

 

La biografia di C. S. Lewis alla Sala di Lettura GBU di Roma




ROMA - Martedì 9 maggio alle 18.30 si è svolta presso la Sala di Lettura dei GBU (via A. Borelli, 7/2) una "Serata del libro", con la presentazione del volume "Il più riluttante dei convertiti – il pellegrinaggio spirituale di C. S. Lewis" di David C. Downing.
Si tratta di una biografia spirituale dell'autore delle celebri "Cronache di Narnia", vista come un vero e proprio pellegrinaggio, dall'ateismo alla fede, e basata sugli scritti e sulle memorie dello stesso autore.

Sono intervenuti Giancarlo Di Gaetano (ricercatore universitario ed editore evangelico) e Valerio Bernardi (docente di storia e filosofia presso un liceo di Bari).

I due relatori hanno sottolineato l'importanza di un autore come Lewis, riconosciuto come punto di riferimento dalla teologia evangelica (soprattutto inglese), ma stimato nell'ambito della teologia liberale proprio per la sua molteplice e feconda attività di intellettuale (docente di letteratura medievale, scrittore di apologetica, autore fantasy…).

La scrittura di Lewis, fin dai primi testi composti subito dopo la conversione (“L'abolizione dell'uomo”, “Le due vie del pellegrino”), fu caratterizzata da uno stile razionale, chiaro e argomentativo.
La sua è una ragione concreta che si è incontrata e allo stesso tempo scontrata con la modernità: da un lato con una chiesa formale, dall'altro con il fecondo ambito culturale che lo circondava. Egli cerca di risolvere il conflitto fede–ragione, partendo dalla concretezza della situazione storico culturale nella quale è inserito.

Lewis arrivò alla fede attraverso un percorso graduale, passando per un travaglio filosofico (dallo scetticismo all'idealismo), e vivendo sostanzialmente due fasi fondamentali: il passaggio dall'ateismo al teismo e il passaggio da quest'ultimo al riconoscimento di Gesù Cristo come incarnazione di Dio.

Questo autore si occupò molto di apologetica (affrontò in questo genere di scritti il problema del male, quello dei miracoli e dell'esistenza di Dio), respingendo gli attacchi rivolti alla fede cristiana o ai suoi contenuti e lavorando nel terreno avversario (secondo la modalità tipica dell'apologetica negativa) per cercare i punti di contatto, e dimostrare poi così che l'idea dell'avversario è contraddittoria .

All'interno del libro, tra gli esempi dei punti di contatto utilizzati dal Lewis, troviamo quello della validità della ragione umana: “il pensiero che i pensieri non sono veri può essere vero? Se rispondiamo sì, cadiamo in una contraddizione. Se tutti i pensieri sono falsi, infatti, questo pensiero non può essere falso. La questione dello scetticismo totale riferito al pensiero umano, quindi, non si può porre” (“Il più riluttante dei convertiti”, pag. 60).

Il metodo adottato da Lewis fu quello di confrontarsi lealmente e seriamente con le spiegazioni naturalistiche dei fenomeni, per riuscire in tal modo a scoprirne i limiti e per sperimentare quindi validi percorsi alternativi, come appunto quelli offerti dalla fede cristiana.

Vale la pena di leggere questo libro soprattutto per scoprire un esempio di conversione vissuta da chi aveva una formazione tipica del mondo in cui viveva, dal momento che Lewis affronta problemi “attuali”, quali l'approccio materialista, lo scetticismo, lo spiritismo, vissuti ed elaborati in prima persona.


Federica Gramiccia